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VISION+

Vision+ Onlus muove i primi passi nel 2005 quando un gruppo di professionisti oculisti, manager e imprenditori si incontrano grazie al Rotary e decidono di mettere la loro professionalità al servizio della prevenzione e della cura delle malattie oculari. Fondatori dell’associazione sono infatti il Rotary Club Milano Est e Milano San Babila, il Distretto 2040 del Rotary International (oggi riorganizzato nei Distretti 2041 e 2042 del Rotary International) e un gruppo di soci Rotariani.

L’esperienza acquisita in questi anni e la determinazione dei membri del Consiglio Direttivo stanno permettendo di mettere a punto progetti di intervento sempre più complessi. 

I punti di forza di Vision+ Onlus sono rappresentati da:

  • riconoscimento ottenuto come Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale. Tale qualifica permette all’associazione di accedere a diverse forme di finanziamento potendo offrire ai donatori la possibilità di usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla legge. Il riconoscimento coincide anche con alcuni obblighi in capo all’associazione tra questi quello di redazione del bilancio e il divieto di distribuzione anche indiretta degli utili. Tali obblighi sono garanzia di una gestione corretta e trasparente.
  • sostegno da parte dei Rotary Club. L’associazione vanta oggi tra i propri soci 4 Rotary Club oltre ai Distretti 2041 e 2042 RI che ogni anno confermano la fiducia e la collaborazione con Vision+.
  • presenza di un Comitato Scientifico composto da medici oculisti che indirizzano, supervisionano e valutano tutte le iniziative dell’associazione.
  • modalità di progettazione e di monitoraggio delle iniziative che partono con un’analisi puntuale delle esigenze e dei bisogni dei beneficiari e che coinvolgono questi ultimi nei progetti e nelle attività.
  • scelta di partner affidabili (imprese o altri enti) pronti a intervenire finanziariamente e operativamente a sostegno dei progetti avviati. 
  • approccio innovativo nel raggiungimento dei propri scopi, basati sulla prevenzione della cecità evitabile lungo l’intero ciclo di vita della persona (dal neonato, all’anziano), e sull'assistenza e cura prestate a tutte le categorie sociali, come immigrati, senzatetto, persone indigenti in Italia e nei Paesi in via di sviluppo.